mercoledì 5 agosto 2015

Lo smeraldo del Nord

Dopo una lunga notte di onde infilata come uno spillo in due giorni di mare e cielo scorgiamo un lembo di terra in lontananza.
Un po' la conosciamo già, ma rivedere quelle sponde ripide che, lasciandosi andare come se si arrendessero al vento, scivolano verso il mare reso scuro dal cielo plumbeo paiono ancor più belle di un tempo.
Sono le isole Faroer, unico punto di approdo fra l'ormai distante Danimarca e la nostra meta.
Un grappolo di cime che, come mani protese verso il cielo si innalzano dall'acqua e danno rifugio alla vita del mondo di sopra.
Verdi come un campo da golf, immacolate come il cuore di un bambino, selvagge come il mio essere, dure e difficili come ogni cosa da quest parti pare esserlo.
Miglia dopo miglia sorvoliamo ciondolanti il mondo di sotto che, silenzioso ma sempre attivo, ci sorregge.
La Norrona, nonostante la sua stazza di tonnellate pare essere un rametto lanciato nel torrente.
Si alza per poi ricadere su se stessa, beccheggia, ci impedisce di camminare rendendoci tutti come se fossimo reduci da una bevuta pantagruelica.
Il vento freddo che ci schiaffeggia arrossisce i nostri zigomi mostrando a tutti gli altri la nostra meridionalissima provenienza.
Noi incappucciati, vestiti con tutto ciò che in fondo avremo a disposizione per i prossimi giorni, affrontiamo impavidi il ponte aperto della nave. Lottiamo contro il vento che ci fa camminare inclinati, il mare agitato che solleva schizzi alti come una casa di tre piani, raggiungiamo la punta per sentire dentro i polmoni il saluto del nord.
Poi mi giro, abbasso lo sguardo e di fianco a me, gattonante, un bimbo che credo non abbia due anni.
Biondo com'ero io quando alla sua età venivo portato sulla spiaggia di Alassio.
A me facevano indossare un cappellino da marinaretto, un costume ascellare stile Fantozzi e la proverbiale canottiera ....per non scottarti....
Lui, biondo e bianco come un foglio di carta è in maniche corte, gola scoperta, pantaloni che a stento trattengono il pannolone lasciando la schiena scoperta e come se bastasse......scalzo.
Guardo Gisella e sorridendo le ricordo che è sempre tutto relativo, anche la latitudine......
Quando pensi di abitare al nord, a Torino intendo, ricorda sempre che un bimbo vichingo potrebbe ricordarti che tutto sommato sei un risultato di anni di conquiste saracene...
Una notte ancora ci separa dalle coste dell'Islanda.
Poi, quello che succederà cambierà di colpo passando da futuro a presente, e solo quando cambierà nuovamente divenendo passato......ve lo racconterò.
Buona notte mondo di sopra, noi continueremo a sorvolare silenziosamente il mondo di sotto scivolando su di esso.
Buonanotte bimbo vichingo.








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