lunedì 11 maggio 2015

Noi, parte dell'universo

Una leggera brezza primaverile, insinuandosi attraverso la porta aperta della mia camera da letto, scivola sul cuscino, mi sfiora il viso e mi aiuta a pensare che è sabato mattina, un sabato di Maggio, un sabato di moto ! 
Apro gli occhi, ma ancora prima di farlo sento quella splendida sensazione di libertà che, partendo dallo stomaco mi arriva sino sulla faccia liberando un interminabile sorriso. 
Non è un sabato qualunque quello che stiamo per vivere Gisella ed io. 
Oggi infatti è il suo compleanno. 
Sono tre i periodi della vita di una donna che contraddistinguono il loro trascorrere. 
Esiste un periodo dove il tempo si calcola per eccesso. Ovvero quel periodo dove donna non si è ancora ma lo si vorrebbe tanto essere. 
Per questo, a volte mentono dicendo di avere diciotto anni anche se poi in realtà, questo non è vero. 
Ne esiste un secondo, dove i diciotto anni sono finalmente raggiunti, e lo si vuole dire a tutto il mondo. 
Questo periodo dura solo un anno ma è il più intenso, dove finalmente donna si è anche rispetto ad una legge, dove si prende la patente, dove puoi firmarti le giustificazioni a scuola senza chiedere ai genitori e dove soprattutto ti senti grande. 
Poi arriva il terzo, il più lungo….. ovvero quello che appare in tutta la sua tragicità alla fine dell’unico anno passato a sventolare in giro la carta d’identità riportante il raggiungimento del traguardo della maggiore età. 
Da questo momento in poi, per noi maschietti si fa tutto più difficile. 
Non possiamo più permetterci di chiedere la loro età. 
Perdiamo i riferimenti del tempo in quanto, pur vedendo quest’ultimo trascorrere, pare che avvenga solo per noi e non per loro. 
Viene posto il veto all’ascolto di musica degli anni passati in quanto, questo, rimarca il passare del tempo e fa sorgere malinconia. Insomma, l’unica cosa che devi ricordare è la data del compleanno, anche l’ora esatta sarebbe gradita. 
Per il resto, devi far finta di nulla, devi pensare di aver conosciuto da poco tempo la persona con la quale magari vivi da decenni. 
Per questa ragione, anche se la curiosità vi pervade, anche se mi torturaste per saperlo, non so bene che età abbia Gisella, di certo più di diciotto in quanto ha la patente ! 
E’ sabato mattina di Maggio dicevamo, quando finalmente partiamo e ci lasciamo alle spalle l’Italia diretti in una località in Francia posta alle pendici di Mont Ventoux, un luogo speciale, un monte speciale. 
Si tratta di una montagna posta in Provenza, arsa dal sole e battuta dal vento proveniente dal mare. 
La caratteristica principale risiede nel fatto di avere la sommità completamente arida, rendendola visibile da lontanissimo in quanto bianca e lucente come fosse ricoperta di neve mentre in realtà è pietra. 
Come sempre scegliamo la strada più lunga, tortuosa e difficile per arrivare sino là. 
Percorriamo 440 km, superando diversi colli alpini e percorrendo migliaia di curve. 
 Per noi, come sempre, non è l’arrivare l’obiettivo. Bensì il modo con cui ci arriveremo. 
Ma oggi, per questo giorno di Maggio, anniversario della nascita di un anno non ben definito di Gisella, un po’ di fretta d’arrivare in effetti c’è. 
Ci sono emozioni che non sono facilmente trascrivibile e descrivibili, alcune le puoi solo vivere. 
Noi siamo diretta la, un luogo talmente lontano che puoi solo raggiungere se credi ai sogni, se sei disposto a tenere gli occhi aperti tutta la notte, se non ti importa di sapere che altri potrebbero vederti. 
Per assaporare in tutta la sua bellezza quel luogo, devi essere consapevole di essere solo una piccola, infinitesima parte di un universo che attorno a te si muove. 
Devi avere la modestia di sapere che non sei tu il centro del mondo, non sei tu la cosa più forte in natura. 
Devi riuscire a domare la tua onnipotenza, lasciare da parte tutto il turbinio di idee e problemi che non lasciano mai spazio a nessun pensiero. 
A questo punto, quando il tuo respiro sarà lieve, quando sentirai il tuo battito rilassarsi, quando non ti spaventerà più il pensiero di essere solo come un meteora, una stella cadente, quando avrai la consapevolezza di essere come una bolla, meravigliosamente fluttuante ma incredibilmente debole……..ecco solo allora……..spegni la luce e vivi !





mercoledì 15 aprile 2015

Perchè poi alla fine, siamo ciò che abbiamo il coraggio di ammettere

Seduto al tavolo numero 11 di un ristorante di Bologna, prendo in mano il menù, più per un gesto automatico ormai che per il vero desiderio di leggere e scegliere. 
Inforco gli occhiali, senza i quali quelle parole null'altro sarebbero che ombre grigie, e scorro velocemente le singole pagine alla ricerca di un qualcosa di nuovo, di quel qualcosa che mi stuzzichi l'appetito in quest'ennesima serata lavorativa passata da solo. 
Come me siamo in molti, tanti, troppi. 
Chiudo il menù e lo ripongo sul tavolo alla mia sinistra. 
 Abbasso leggermente gli occhiali sino a portarli sulla punta del naso, ed inizio a fissare il piccolo mondo affamato che ho intorno. Definiamolo pure farsi gli affari altrui, ma cos'altro posso fare se non guardare, ascoltare ed a volte sorridere ? 
I commensali si dividono in due distinte categorie. 
I trasfertisti, come il sottoscritto che sono lì unicamente per nutrirsi, e chi invece passrà una serata in compagnia, mangiando, chiacchierando, divertendosi con amici.
I trasfertisti sono facili da riconoscere. 
Se nel locale vi è un televisore, li troverete tutti rivolti verso esso, come un enorme pullman, testa china sul piatto ma rivolto in alto e sopraciglia inarcate al fine di puntare lo schermo posto generalmente sulla parete. La forchetta nella mano sinistra, il cellulare sulla mano destra, le dita che scorrono sul monitor alla velocità della luce in un continuo invia e ricevi e-mail, watsapp, sms e come se non fosse abbastanza, quando stai per portare la forchetta alla bocca per placare l'unico senso che potrai soddisfare, squilla il telefono e, generalmente il tuo capo esordisce dicendoti " dai, raccontami come è andata la tua giornata ". 
Sarebbe facile, breve, intenso ed esaustivo rispondere semplicemente ..... " una merda" ! 
Ma la professionalità ci chiede invece di sviluppare uno sproloquio di parole d'effetto, prestando bene attenzione ad inserire quà e là qualcosa come "business, meeting, direttore, budget, ecc". 
Sembriamo tutti dei piccoli managers, il problema è che molti pensano davvero di esserlo, e su questo simbolico suffisso costruiscono la propria vita. 
Poi, terminata la telefonata, inviato tutte le e-mails, ricevuti tutti i watsapp, aggiornato i propri calendari, tutti ci alziamo, ci squotiamo le briciole dai pantaloni, controlliamo quante macchie di sugo abbiamo disseminato sulla camicia amorevolmente stirata da chi magari è a casa che aspetta, e ci avviamo verso le rispettive camere. 
Una volta entrati, svuotiamo le tasche lasciando disordinatamente sul tavolo in camera tutto ciò che è un pò la nostra compagnia quotidiana, il portafoglio ed il cellulare. 
Togliamo le scarpe lasciando la sinistra in un punto e la destra dove capita, tanto nessuno potrà riprenderci. 
Ci spogliamo, mestamente andiamo in bagno, apriamo l'acqua della doccia ed in attesa che si scaldi, facciamo pipì. 
L'attenzione spasmodica che generalmente ci impegnamo di avere a casa nell'evitare di fare pipì sull'asse della tazza, quì da soli, senza il rischio di sentire urlare il nostro nome da un punto all'altro della casa, non esiste. 
Ci laviamo, lasciamo gli asciugamani sparsi in terra, gli astucci del bagno schiuma aperti, le orme umide dei nostri piedi ovunque e, ancora mezzi bagnati, ci spiaggiamo sul letto ed apriamo il computer.
L'avvento di skype e dei tablet, ha fatto si che in qualche misura si sia stati costretti a diventare un pò meno discoli. 
Ad una certa ora, dalle varie camere divise fra loro da muri sottilissimi, arrivano le voci della chiacchiera serale con le varie mogli, compagne o fidanzate. 
E quando alle nostre mogli, interessate e curiose, salta addosso il desiderio di vivere un pò il nostro mondo da nomadi, ci chiedono " dai, fammi vedere la stanza" .....ecco in quel preciso momento siamo nei pasticci ! " ma hai i calzini appoggiati al televisore ? vedo la scarpa destra ma quella sinistra dov'è ? ma stai fumando in camera ? ecc" 
Poi ad un tratto, per un attimo cala il silenzio. 
I tablet vengono spenti, i computer tornano nelle rispettive borse, ed i televisori iniziano a compiere il loro dovere accompagnando verso il sonno i piccoli e solitari managers. 
Se si è fortunati, quella sera vi è la partita. 
La fortuna risiede nel fatto che tutti, ma proprio tutti, guarderanno lo stesso programma ed ascolteranno le stesse voci, gli stessi suoni .
Se si è sfortunati invece, qualsiasi cosa tu voglia guardare, sappi che ascolterai ciò che il televisore appoggiato alle tue spalle urlerà ! 
Non resta quindi che iniziare a fare zapping sino a quando non troverai lo stesso programma del tuo vicino di stanza. 
Se invece, come successo qualche settimana fà, il tuo vicino dovesse decidere di ritirarsi in camera con una donna, e rinunciare alla partita preferendo ad essa una serata di "fuoco" ecco...... sei nella merda ! 
Non vuoi ascoltare, ma devi ascoltare perchè è come se l'amplesso stia avvenendo sul tuo stesso letto. L'ansimare di lei si mischia ai ruggiti di lui. 
Vorresti alzarti ma non vuoi fare rumore, quasi avessi paura di interrompere o disturbare qualcosa. 
In quei momenti ti viene da tossire ma non puoi. 
Ti scappa la pipì ma non vuoi che i "piccioncini" vengano distratti dal tipico rumore della piccola cascata dorata che cade nell'acqua del bagno. 
Quindi ti alzi con movimenti lenti e silenziosi, neppure come un bradipo è in grado di fare, ti rechi scalzo in bagno senza accendere le luci. 
Ti chiedi come fare per non far rumore e decidi di fare pipì da seduto. 
Ti asciughi con un pezzo di carta igienica, ti rialzi prestando attenzione che le chiappe non si siano nel frattempo attaccate all'asse e quest'ultimo, staccandosi non sbatta sul bordo della tazza. 
Ovviamente non tiri l'acqua, torni in camera, strisci sul letto come un cobra nero e trattieni il fiato. 
Al di là di quel centimetro di muro intanto, tutto procede secondo copione. 
Le posizioni si alternano, gli spasmi aumentano. 
Ti trovi quasi a fare il tifo, quasi vorresti incitare il torello. 
Ad un tratto, un grugnito intenso preannuncia le fasi finali del duello. 
Lei cerca di trattenere l'impeto dell'uomo ma, in quell'istante tutti sappiamo bene che il cervello del "maschio" abbandona la scatola cranica per scendere ben più in basso. 
Un breve ed incomprensibile suono emesso dall'uomo da l'annuncio dell'imminente finale con "fuochi d'artificio". 
Cala il silenzio, senti i passi di lei verso il bagno, senti l'accendino di lui che regala un pò di fiamma alla sigaretta. 
L'acqua del bagno, la doccia, e poi.......lei che vorrebbe parlare e lui che, esausto, vorrebbe dormire. 
Come in una favola a lieto fine, tutti ad un tratto si addormentarono felici e contenti. 
Sino al mattino successivo quando, ritrovandosi a far colazione al bar dell'hotel, tutti uomini da soli tranne una coppia, la vendetta prende forma. 
La coppia arriva mestamente, lei con i capelli ancora reduci dalle follie notturne. In evidente imabarzzo, si siedono al tavolo più lontano, e noi.....trasfertisti, managers, quelli delle briciole sui pantaloni, del sugo sulla camicia e della notte insonne a causa di un amplesso.......li fissiamo !! 
Con odio, torcendo la bocca come ad indicare ribrezzo e squotendo leggermente la testa come a rimproverare i due piccioncini. 
Poi, come era iniziata, la settimana termina. 
Voli a casa, dove dovrai ricordarti di non lasciare le scarpe in giro, non dovrai buttare in terra gli asciugamani, dovrai chiudere bene il bagno schiuma dopo averlo usato e sopratutto non dovrai far pipì sull'asse. 
A casa trovi lei, la tua compagna, che dopo una settimana passata a casa da sola, ti stringe forte, ti coccola un pò, e prendendoti la mano, non trattendo l'euforia esclama: 
Ho due cose da dirti, per il weekend ho prenotato un hotel al mare ed un ristorante per cenare fuori e poi volevo chiederti, com'è andata questa settimana ?" 
...........Una merda !
 

martedì 7 aprile 2015

Se solo sapessi anche io volare....

…….la libertà di andare, fermarsi e ripartire nell’esatto istante in cui il pensiero di farlo ti sfiora. 
La mia casa oggi è questo lago, quest’acqua ferma e all’apparenza senza vita, questo isolato lembo di terra affacciata sul mare. Domani non lo so, devo ancora decidere. 
E’ questo, che forse voleva dirmi il fenicottero rosa, appollaiato sull’esile zampa, con lo sguardo attonito di chi non ha mai visto una moto. 
Lui, o forse lei in quanto rosa, arrivata chissà da dove, attraversando mari e terre lontane, senza che vi fosse la necessità di un visto, di un documento o di una qualsivoglia regola nascosta preparata ad hoc da un legislatore, si gode la pace e la quiete delle paludi della Camargue. 
Anche noi, come il fenicottero, ci facciamo coccolare dal silenzio e dai raggi del sole che, come da mille anni, scalda queste terre. 
Ci siamo lasciati l’inverno alle spalle e la voglia di migrare, tipica di noi mototuristi, ci invade e come un magnete ci porta a scendere in garage, caricare la nostra amata motocicletta e ……partire. 
Come sempre, la scelta del luogo per trascorrere tre giorni di vacanza, richiede attenzione. 
Occorrerebbe accertarsi del meteo, verificare la disponibilità di campeggi, definire dettagliatamente le tappe. 
Non per noi, non per Gisella ed il sottoscritto, non questa volta almeno. Desideriamo solo partire ! 
Scaricare la mente dai mille pensieri del quotidiano, chiudere la visiera e volare, laggiù dove solo chi sa volare ci può raggiungere. 
E’ sabato mattina e, soltanto uscendo dal garage, centro nevralgico di mille pensieri e di mille sogni invernali, avverto l’umido ticchettio della pioggia sul casco. 
Nessuno dei due si era posto il problema di accertarsi quale fossero le previsioni per i tre giorni di Pasqua, e dire che oggi come oggi, non sarebbe un problema farlo. 
Gisella alza lo sguardo verso l’alto, il cielo è coperto, non vi è traccia di azzurro e con la tipica voce di chi proprio non desidera fare ciò che sta per proporre, mi dice “ magari metto la tuta da pioggia “. 
Non farlo, rispondo io modo energico. Non dare questa soddisfazione alla pioggia, si stuferà prima di noi. 
E’ così che è iniziato il viaggio verso la costa sud ovest della Francia, con una dichiarazione di forza e di sfida contro quella natura che non bisognerebbe mai sfidare. 
Ed è così che dopo circa un centinaio di chilometri, a circa 2000 metri sul livello del mare, Gisella, con modalità tipiche di chi decide che delle dichiarazioni di forza non se ne fa nulla, mi impone la sosta “ Ora mi metto la tuta da pioggia ! “. 
 Il trasferimento è veloce, la discesa verso valle ci porta a respirare temperature più miti e finalmente la pioggia cessa. 
A quel punto, inorgoglito ed inzuppato come solo un uomo testardo può essere, cito la frase più inutile di questo mondo: “ hai visto………………avevo ragione, ha smesso….” 
Rido da solo da dentro il mio casco che nel frattempo inizia ad assumere il maleodorante aroma di un cane dopo la pioggia. Muovo le dita dei piedi e avverto la stessa sensazione avvertita già mille volte……….sono a mollo ! 
Raggiungiamo la costa della Camargue e, iniziamo il tour lungo le mille strade che solcano questa terra paludosa. 
 Ci torniamo spesso da queste parti, in particolare quando abbiamo necessità di scaricare le tensioni accumulate durante il normale trascorrere dei giorni di lavoro. 
Troviamo un campeggio e, finalmente si realizza il mio sogno quotidiano. 
Noi e la moto, tutto intorno a noi è natura. 
Una colonna sonora di rane gracchianti ci accompagna sino a notte fonda quando ad un tratto, istantaneamente, cessa ! 
Il sonno ci avvolge e mentre chiudo gli occhi, mi addormento sorridendo al giorno che verrà. 
Non so chi sia stato a dare il via, se forse un usignolo o la rana più anziana, sta di fatto che al mattino, la colonna sonora, istantaneamente, riprende ! 
Per noi è l’alba, ma è talmente tanta la voglia di andare in moto che in un attimo siamo fuori. 
Usciamo dal campeggio e ci dirigiamo verso ……….verso……………..non ha importanza oggi, voglio vivere la Camargue, così come la vivono i loro abituali abitanti. 
Mille strade si intersecano dando sbocchi fantastici verso luoghi all’apparenza inospitali. 
Sono terre queste che in passato hanno visto un alternarsi di popoli. 
L’accesso al mare unitamente alla protezione offerta dalle mille insenature, ne ha fatto una zona portuale importante. 
Le città di Saintes Maries de la Mer e di Aigues Mortes ne sono un esempio tangibile. In particolare Aigues Mortes ( Acque Morte ), richiede una visita particolare. Non tanto per i mille negozietti di cianfrusaglie, bensì per la sua posizione e per le particolari mura di cinta che un tempo fornivano protezione dagli attacchi dei pirati. 
Vorrei tanto essere solo, come forse lo desidererebbero le migliaia di persone che strette come sardine nei budelli e nei vicoli della cittadina, spingendo, cercano di farsi largo. 
Riprendiamo la strada e ci dirigiamo verso aree meno affollate. 
Finalmente si viaggia e siamo soli. Raggiungiamo la zona delle saline, dove ancora oggi il mare ed il sole regalano vita e lavoro a molte persone. E’ una zona meno turistica di altre, nel contempo però estremamente interessante e formativa. 
Il museo del sale descrive in modo chiaro le varie fasi dell’estrazione e della lavorazione di quest’ultimo.
I mille laghetti, con acqua perlopiù stagnante, sono un vero e proprio microcosmo dove trovano rifugio chissà quante specie animali. 
Fra queste, inevitabilmente il fenicottero rosa. 
Siamo fermi seduti sulla riva di un canneto affacciato su un laghetto. 
La moto, la nostra inseparabile e fedele moto, riposa alle nostre spalle. 
Il silenzio è d’oro, cita un proverbio, e credo che tutti, sulla riva di quel laghetto, fossimo d’accordo. 
Un ombra passa sulla nostre teste, due ali rosa con l’estremità delle piume di color nero planano sull’acqua. 
Il fenicottero atterra con maestria e, utilizzando le lunghe articolazioni inizia a pascolare. 
Passiamo del tempo ad osservarci a vicenda. 
Lui, o forse lei, incuriosita da questi strani esseri vestiti di nero, con stivali, e senza ali. 
Noi, incuriositi ed affascinati da chi può davvero definirsi…… libero. 
Un ultimo sguardo, le ali si aprono nuovamente, due passi di corsa sull’acqua ferma dello stagno e via………! 
Ciao Fenicottero, vola…….tu che puoi, vola !






venerdì 27 marzo 2015

Diversamente giovani

Marzo 1984
Infilo la mano in tasca dei miei jeans stretti sulle caviglie, vi frugo dentro e cerco il portachiavi in pelle ricevuto in regalo per i miei 18 anni. 
Attaccata ad essa vi è una chiave, la mia prima chiave….. 
La inserisco nella serratura della porta di quell’auto color verde oliva, lei si apre, entro e mi siedo al posto di guida, afferro il volante con la mano sinistra, con la destra cerco il pertugio dove infilare nuovamente la chiave e finalmente avviare il motore della mia rombante e fiammante ….FIAT 126 ! 
Si avvia ed io con il piede destro premo due volte sull’acceleratore al fine di avvertire le prime e tanto attese sensazioni da driver. 
Il rombo del motore bicilindrico non è propriamente quello che mi sarei aspettato, ma a me pare una Lamborghini..
Il primo passo che determina il passaggio fra l’essere adolescente ed essere “uomo” era stato fatto. 
Ora però occorreva quel qualcosa in più, quel modo di distinguersi tipico di quel periodo. 
Sul sedile posteriore, ad occuparne circa la metà, avevo già riposto una scatola di plastica contenente le cassette musicali. 
L’autoradio, nuova di zecca me l’ero montata io, in cortile, utilizzando più metri di nastro isolante che attenzione nel farlo. 
Avevo fretta di crescere, di sentirmi grande e soprattutto di far sentire a tutto il vicinato che lo ero diventato davvero. 
Quasi come fosse un segno di virilità, in quel Marzo del 1984, occorreva avere un impianto audio da far invidia ad una discoteca, e non importava se l’abitacolo dell’auto fosse di un solo metro quadro, quel suono doveva “spaccare” !! 
Occorreva che non fosse distorto neppure quando, con il finestrino abbassato, il braccio sinistro appoggiato fuori ed il “rombo” del motore al massimo dei giri, quel suono fosse distinguibile anche a distanza. 
Dovevi sentire il cuore che ad ogni colpo di basso o di batteria cercava di uscirti dal petto, dovevi avere le orecchie che fischiavano per almeno un’ora dopo aver usato l’auto, dovevi essere così…..perchè quello era il mondo attorno a me. 
Se solo si pensa che i miei coetanei, fortunati possessori di motorini prima di raggiungere l’età per la patente, avevano già l’autoradio incastonata sul manubrio del CIAO…..se solo pensavo a quello, già ero in ritardo …. 
Ad ogni modo, presto o tardi, ci sono arrivato anche io, e quel giorno, quel primo giorno di Marzo 1984, fù tremendamente meraviglioso girarmi verso quel sedile posteriore, aprire quella scatola di plastica, osservare tutte quelle cassette musicali riposte in essa e soffermarmi per decidere quale inserire per prima nella nuova e tonante autoradio. 
Il momento storico imponeva quasi obbligatoriamente una sfida musicale fra due band inglesi, i Duran Duran ed gli Spandau Ballet. 
Estraggo tutte e due le cassette, le osservo, penso a quale delle due sarebbe stata più d’effetto nel gironzolare fra le viuzze del mio quartiere, con il finestrino abbassato, la sigaretta pendente dal lato sinistro delle labbra, il pacchetto di sigarette pizzicato nella manica della t-shirt rigorosamente bianca, il braccio mezzo fuori ed i capelli al vento ( quelli che all’epoca ricoprivano l’ormai liso cuoio capelluto ).
Impiego alcuni secondi a prendere quella decisione, ma alla fine la mano destra stringe forte solo una delle due cassette, l’altra torna mestamente dentro la scatola di plastica.
Avvicino la mano destra alla fessura dove inserire la cassetta, il rumore “plasticoso” ne accompagna l’inserimento in essa. 
Ruoto la manopola del volume quasi al massimo, inserisco la prima marcia e la roboante supercar muove i sui primi metri. 
Pochi istanti, qualche fruscio tipico delle cassette musicali a nastro e ad un tratto, un suono da pelle d’oca, finalmente……”spacca” !!! 

Marzo 2015
A bordo di una elegante berlina nera, stanco da una settimana passata in trasferta fuori casa e con un mal di testa da paura, percorro velocemente una delle autostrade d’Italia. 
Già sogno di farmi una bella doccia, di togliermi quell’ingombrante e goffo abito elegante che dovrebbe rendermi più accattivante nei confronti dei clienti che seguo, guardarmi le prove libere del primo gran premio della MotoGp dell’anno. 
Non ho più i jeans stretti, non tengo più il finestrino abbassato, il braccio mezzo fuori, non ho più i capelli scompigliati dalla turbolenza dell’aria che si incunea nell’abitacolo…non più i capelli soprattutto ! 
La sigaretta è stata sostituita dal sigaro seppur sempre penzolante sul lato sinistro delle labbra. 
Ascolto sempre un po’ di musica, non più mediante cassette musicali che ormai sono viste dalle nuove generazioni come io vedo il grammofono. 
Ora mi rilasso con una musica di una band Messicana, molto più adatta al momento, ai miei sogni di viaggio, al pensiero di quel luogo in Perù dove, per la prima volta, sentii queste note. 
Inserisco la sesta marcia, il silenzioso fruscio del vento sulla aereodinamica linea sinuosa dell’elegante berlinetta nera a stento si sente. 
Sono concentrato sulle note caraibiche del CD quando un “bib” mi segnala l’arrivo di un messaggio sul cellulare. 
Seppur guidando………prendo il telefono, inserisco la password ( una delle centinaia di password che ormai circondano il nostro mondo ) e vedo che Gisella mi aveva appena scritto. 
Apro il messaggio e leggo “ …….ho una bella sorpresa, stasera appena arrivi andiamo al concerto degli Spandau Ballet !! Contento ? “ 
Temporeggio……….penso alla doccia, alla cena, alla possibilità di rilassarmi e vedo il tutto che si allontana lasciando spazio ai suoni violenti di un concerto……… 
Penso a cosa rispondere a Gisella senza far trasparire il mio desiderio di restare a casa. 
Alla fine partorisco una risposta molto diplomatica e nel contempo talmente sintetica da non essere traducibile………..”ok” 
Arrivato a casa trovo Gisella in fase preparatoria per il concerto. 
E’ agitata come forse lo era nel 1985 in occasione del primo concerto in Italia degli Spandau Ballet. 
Come prima cosa ricevo chiari ordini “ cambiati immediatamente, stiamo andando ad un concerto, e tu così conciato sembri vecchio !! “ 
Apro l’armadio, e mi metto alla ricerca di una t-shirt bianca, un paio di jeans e 30 anni in meno… 
Trovo solo i jeans, e su quelli farò affidamento. 
La t-shirt viene sostituita da una camicia, rigorosamente in parte sbottonata sul petto alla ricerca di un atteggiamento sbarazzino, via la sciarpa che di solito avvolgo attorno al collo e soprattutto……via il cappellino……che da anni ormai sostituisce il folto tappeto di capelli biondi di cui ero in passato dotato. 
Gisella esce dalla fase critica che ogni donna deve superare prima di un appuntamento…….la vestizione ! 
Mi chiede “ come sto ?” Considerando il fatto che già me l’aspettavo con gli scaldamuscoli sui polpacci stile Flashdance , la camicetta con le spalline tipo Pretty Woman, i pantaloni neri attillati stile Grease e la cintura di El Charro stile paninaro…….. il vederla con un paio di jeans, una semplice camicetta ed una giacca in pelle ……..tutto sommato mi ha rincuorato. 
Raggiungiamo l’ingresso del palazzetto dove, da lì a poco, avrà inizio il concerto. 
Una discreta fila di persone, perfettamente allineate e composte è in coda per l’autenticazione dei biglietti acquistati on-line. 
Ci accodiamo ed io inizio ad osservare………. Mi piace cercare di capire la gente attorno a me, mi piace cercare di immaginare cosa stiano pensando. 
In modo nitido noto subito due differenti atteggiamenti, gli uomini: sguardo perso, mal di testa latente, vestiti sulla base di ciò che la moglie ha deciso essi dovessero indossare, pensiero alle prove libere della MotoGP e borbottio dello stomaco a segnalare la cena saltata. 
Le mogli: trucco abbondante, reggiseno push-up, camicetta “involontariamente” parzialmente aperta sul decolté, tacchi da vertigini, pantaloni attillati e capelli voluminosamente gonfi a significare un passaggio dalla pettinatrice………….quindi palese segno di premeditazione nell’organizzare l’uscita al concerto. 
Alcune donne sono in gruppo fra loro senza mariti, quelli che probabilmente sono riusciti ad eludere il tranello. 
Sono gruppi non numerosi, composti da non più di cinque o sei donne ciascuno, eppure hanno la capacità di riempire l’etere di suoni e parole, raccontando ognuna un episodio differente, tutte insieme, una sopra l’altra. 
Per noi uomini è solo rumore, per il gentil sesso invece, grazie alla loro dote, si tratta di una ottimizzazione dei tempi, riuscendo a raccontare un qualcosa ed ascoltarne altre quattro nello stesso spazio temporale. Tradotto, noi uomini, per raggiungere lo stesso risultato avremmo bisogno di cinque volte il tempo utilizzato dalle signore. 
Mi guardo intorno ed immagino lo stesso concerto, le stesse persone ma ………trent’anni fa ! 
Chissà quanto siamo cambiati……..anzi, togli il chissà !! 
Visti dall’alto noi uomini, sembriamo un enorme campo da bocce con tutte le nostre pelate che lasciano libero sfogo al luccichio della pelle liscia del cuoi capelluto sotto le luci forti del palazzetto. 
Gli addominali scolpiti ora riposano sotto uno strato di grasso che si appoggia sulla cintura dei pantaloni. 
Al posto della voluminosa autoradio che, di norma, rifilavamo alla nostra ragazza chiedendole di metterla nella borsa, ora abbiamo in media un paio di smart phone a testa e un iPad con il quale fare le foto. 
Siamo muniti di almeno un paio di occhiali, se non due. Il primo per vedere da vicino, il secondo per vedere il palco dove il cantante si esibirà. 
Una volta, prima di entrare ad un concerto, ci si assicurava di aver preso uno spinello per rendere più “interessante” la serata. Ora, ci assicuriamo di aver preso le pastiglie per il cuore per essere certi di ….superare la serata. 
Trent’anni fa, chi lasciava il concerto per andare in bagno, con buone probabilità, lo faceva perché era riuscito ad abbordare una ragazza. Ora………è la prostata ad aver abbordato lui ! 
Poi, inizia il concerto, ed a quel punto, come una selezione naturale, si comprende subito chi è lì per amore nei confronti della propria compagna, o chi per amore nei confronti del cantante…. 
Come un esercito inferocito, il gentil sesso si impadronisce dello spazio sotto il palco. Si scatena un inferno ormonale, solo apparentemente sopito, che dà origine ad un cataclisma di urla, capelli scompigliati, camicette ancora più aperte, balli scatenati e pose sensuali. 
Il cantante “spacca” come ai vecchi tempi, le donne urlatrici…..spaccano ancora di più….. 
Due ore di performance ininterrotte, un risultato al quale il cantante è sicuramente abituato. 
Lo stesso non si può dire per le focose signore, le quali sudate e sfatte rientrano soddisfatte al loro posto numerato vicino al loro compagno esterrefatto. Sarà dura per loro, da oggi, avvallare tesi quali “ ho la cervicale, mi duole un po’ il capo, ecc”. 
Rientriamo verso l’auto, e Gisella mi chiede “ sii sincero, un po’ ti è piaciuto daii” 
Ed io, sincero per davvero, dico “ si daiii, è stato bello, il cantante è davvero bravo “ 
Gisella sorride soddisfatta e chiude la serata con un ultima, terribile, mefistofelica frase..
"bene, sono contenta. Il prossimo concerto allora sarà quello di Miguel Bosè “ !! 





lunedì 23 marzo 2015

Buon riposo gelido signore, ben tornata tiepida signorina

Accoccolati dentro alla cavità di un albero, nostro rifugio per mesi, ricoperti di segatura e gusci di noccioline ci accorgiamo ad un tratto che la fuori qualcosa sta cambiando. 
Una leggera brezza si incunea attraverso il foro che dà accesso al nostro rifugio e, sfiorando i nostri occhi ancora semichiusi, ci invoglia ad alzarci.
Siamo intorpiditi, le articolazioni ancora non hanno ripreso del tutto il loro flessuoso moto e per questo, lentamente, assonnati ed affamati ci avviciniamo al bordo del foro sul tronco.
Appoggiamo le zampine sul legno ancora umido, con cautela spingiamo gli occhi fino all’esterno, sino a quel limite che da parecchi mesi non potevamo più oltrepassare.
Restiamo in silenzio mentre osserviamo la natura che cambia, ci guardiamo e sorridiamo quasi increduli.
Gli occhi guardano lontano cercando di memorizzare ogni singolo colore nuovo.
Il nostro olfatto, anch’esso si risveglia, e riassapora quei profumi che oggi più che mai, sanno di buono.
Si odono dei suoni provenire da altri alberi, ruotiamo il capo e vediamo altri che come noi poco alla volta afferrano il coraggio di uscire e nel farlo ….scoprono anche loro la bellezza infinita del rivivere queste sensazioni.
Già, come due piccoli scoiattoli che riprendono freneticamente la loro vita dopo un periodo di letargo, anche Gisella ed io stiamo per far ripartire la nostra irrefrenabile voglia di muoverci.
Proprio come loro, intrappolati in quel tronco cavo, abbiamo pazientato mesi vivendo di immagini riflesse nella parte interna delle nostre palpebre socchiuse per effetto della poca luce.
Il mondo e tutto ciò che lo rende vivo si risveglia, e noi con loro.
Ogni giorno è unico ed irripetibile, e questo primo sole che la nuova signorina ci regala oggi, sa di vita !
Ci sono stati momenti dove, il gelido signore, sembrava essere un re incontrastabile ed invincibile. Con la sua forza, il suo silenzioso modo di rendere muto il mondo, la sua ingordigia nel prendersi la luce trasformandola in notte e la sua ipnosi nel riuscire ad addormentare ogni forma di vita. 
Poi ad un tratto, compare lei, una timida e apparentemente fragile signorina. Socchiude le labbra e lasciando fuoriuscire un leggero soffio profumato, spazza via il gelido signore. 
Si impadronisce del cielo trasformandolo da grigio a blu. 
Come una pittrice, attingendo alla sua tavolozza, riempie il mondo di colori. 
Riscopriamo in un solo istante che esiste il verde, il rosa, l’azzurro ed il viola. 
Il gelido signore si rifugia sulle vette più alte, impaurito e quasi a vergognarsi, sale, sale, sale sempre di più lasciando dietro se una coltre bianca che poco alla volta scompare trasformandosi in fresca acqua e quindi nuovamente vita. 
La signorina dal volto gentile ha sconfitto il gelido signore.
C’è chi vola, c’è chi nuota, c’è chi canta, chi suona, chi corre e chi va in moto….. 
Noi motociclisti, piccoli animaletti dal letargo forzato, siamo in festa….come gli scoiattoli del bosco.
Noi come loro abbandoniamo i gusci delle noccioline che per tutto l’inverno ci hanno tenuto compagnia, ci affacciamo fuori dal nostro piccolo foro del nostro albero che per noi è il garage, usciamo un po’ impauriti mischiandoci a tutti gli altri animaletti del folto bosco di motociclisti e, respirando….partiamo.
Caro mio gelido signore, il tuo freddo, il tuo gelo, la tua pesante coltre di neve e la tua oscurità non sono riusciti a disilluderci……anzi, l’unica cosa che hai ottenuto è stata di farci crescere ancora di più il desiderio di vivere e se possibile… in movimento.
Mi sento come se avessi il fuoco dentro, non riesco a stare fermo nella stessa posizione per più di cinque minuti.
La sedia dell’ufficio pare essere uno di quegli strumenti medioevali di tortura ed il guardare gli alberi fioriti fuori dalla finestra ne acuisce gli effetti.
Devo resistere, mantenere la calma, devo respirare lungo e far calmare questa ansia incandescente che mi pervade.
La Signorina è arrivata, è lì fuori che ci aspetta e sta preparando per noi il miglior dipinto che sia mai stato fatto prima. 
Sarà bello farvi parte, scorrazzare su quella tela piena di colori, raggiungere ogni punto da lei dipinto, nasconderci dietro a quelle verdi colline che il lontananza ha disegnato. 
Sarà bello salire lassù sino dove il gelido signore è corso a nascondersi in quanto da te sconfitto.
Sarà bello farlo ancora, senza mai smettere di credere alla unicità di ogni singolo istante, di ogni singolo profumo e di ogni singolo cinguettio.
Buongiorno signorina, bentornata Primavera. 
Cip & Ciop






domenica 8 marzo 2015

Cinquanta sfumature di rosa

La prima ci mise tutti nei pasticci convincendo il suo uomo ad assaggiare una mela..... 
A distanza di millenni, almeno secondo alcuni, ancora ne paghiamo le conseguenze essendo noi tutti....peccatori. 
Da quel giorno, chissà perchè, la donna deve concedere all'uomo la posizione di essere supremo. 
E se quella dannata mela l'avesse colta lui ? 
E se fosse solo perchè lei aveva fame mentre lui, sazio, non ne sentiva ancora l'esigenza ? 
Chissà come sarebbe invece il mondo ora se al posto di una mela, il famoso "frutto proibito" fosse stato un telecomando con annessa birra oppure un quotidiano sportivo riportante i risultati della domenica calcistica appena terminata. 
Come siamo ora, purtroppo, lo sappiamo. 
Ci si odia, ci si uccide da millenni. 
Ci si nasconde dietro ad un credo per colpire chi, pur essendo uguale a te, pare differente. 
Si lotta subdolamente anche solo per essere quel qualcosa in più del tuo collega d'ufficio.
Noi non viviamo, gareggiamo. 
Noi non ci godiamo ciò che abbiamo, bensì affoghiamo dentro i desideri di quel qualcosa che supponiamo ci farebbe essere felici mentre, il tempo scorre e la vita scivola dietro di noi. 
La storia del mondo, del nostro mondo, è costellata di uomini che hanno conquistato e poi perduto. 
Di uomini che hanno vissuto nel sogno di essere eterni e oggi sono solo parte della coltre di polvere che li ricopre. 
Noi uomini, esseri superiori che con la nostra forza sappiamo dominare. 
Noi uomini cacciatori, conquistatori, avventurrieri, pittori, scultori o semplicemente giocherelloni ? 
Già, perchè a volte mi chiedo, chi si occupava del resto del mondo mentre noi uomini dipingevamo, mentre scolpivamo, mentre solcavamo mari oppure attraversavamo i mondi giocherellando quà e là ? 
E ancora oggi chi, magari nascosta dietro ad un invisibile strato di fatica, ci permette di raggiungere l'ufficio con la camicia intonsa, il colletto inamidato e la cravatta perfettamente stirata a fare bella mostra di noi esibendo una scintillante presentazione al nostro capo ? 
Loro, sempre loro, le discendenti di quella povera affamata che, colse e mangiò la prima mela. 
Le donne. 
Uniche nel loro essere, difficili da interpretare, profonde nel trasmettere ed infinite nel dare. 
Mi piace osservarle e nel farlo cerco da loro di apprendere. 
Mille sono i modi di essere donna e questa è la ragione del loro essere inimitabilmente se stesse. 
Esse cambiano in funzione del luogo, che siano coperte come in Afganistan, chine sotto il peso di un carico d'acqua in Africa, arse dal sole sui pascoli Andini oppure affannate e con il cuore in gola nel traffico cittadino delle nostre città mentre corrono a prendere i loro "cuccioli" a scuola. 
Tutte, indistintamente sono donne, parte essenziale di un mondo che da sempre le ha in qualche misura emarginate. 
Se a qualcuno, ancora oggi pare difficile pensare ad un mondo con ruoli invertiti, ebbene allora noi maschietti proviamo a fare un esercizio più facile. 
Proviamo a pensare se quel giorno, il nostro primo giorno, al posto di trovarci con in mezzo le gambe colui che del quale saremmo andati fieri per sempre, ovvero il nostro fantomatico pisello....nel guardarci in basso non avessimo visto nulla.... 
Lo dico in forma più elegante. Qualcuno potrebbe spiegarmi per quale ragione io, sono nato uomo ? 
Credo nessuno ! Ne consegue quindi che potrei benissimo essere nata donna. 
Così come lo è la luna, la neve, l'acqua, l'aria e mille altre cose che tutte insieme donano la vita, anch'essa donna. 
Di primavere ne ho quasi cinquanta, ognuna con una sfumatura differente, ma tutte indistintamente hanno un colore dominante....il rosa. 
Alle donne senza nome, alle donne senza età, a quelle donne alle quali l'uomo impedisce di esserlo davvero, alle donne mai nate, a quelle usate, alle donne senza volto, alle donne che piangono, alle donne che sognano, alle donne che amano, alle donne che muoiono, alle donne urlano, a quelle che tacciono, alle donne che viaggiano e alle donne che vivono. 
A tutte le donne, ancor più a quelle che ancora devono nascere, a voi tutte dico.........siete ciò che rende questo mondo vivo ! 
Una sola raccomandazione mi permetto di darvi, se dovesse di nuovo capitare, se mai ci fosse una seconda occasione, se per caso si dovesse ricominciare tutto dall'inizio.......ed una nuova mela vedeste sull'albero, siate scaltre......lasciate che sia l'uomo a prenderla......basterà che ci diciate :
" caro.......guarda che bel telecomando c'è su quell'albero......" 
e noi, "esseri superiori" , ci cascheremo........ come una mela !